Commento al Vangelo di domenica 27 settembre 2026.
1.424 – IN CAMMINO – San Vincenzo de’Paoli
Ho già esposto in chiesa il quadro di San Vincenzo. È un dipinto piuttosto malridotto per cui occorre fermarsi davanti per vederlo bene; in più, è assai somigliante a Padre Pio e pertanto potrebbe essere facilmente confuso col Santo di Pietrelcina.
La sua è una storia speciale (come quella di tanti altri Santi) perché Vincenzo non era nato santo… anzi!
Era stato ordinato sacerdote ma non era in cura d’anime come si suol dire; era precettore (cioè insegnante ed educatore) presso la famiglia Gondi (una ricca famiglia francese ma d’origine fiorentina) e come tale manteneva un tenore di vita “sopra le righe” godendo di ricche prebende.
La “provvidenza divina” – si dice così quando avvengono episodi indecifrabili dal punto di vista umano – dispose che, a seguito di un malinteso, venisse allontanato dalla familgia Gondi e venisse nominato parroco in una parrocchia della periferia parigina dove Vincenzo scoprì la dura vita dei poveri.
Dopo un iniziale rifiuto aprì il cuore a questi poveretti impiegando tutte le sue forze e le sue conoscenze (altolocate) per alleviare le loro sofferenze. Allo scopo formò alcune donne della nobiltà alla cura, umana e spirituale, dei bisognosi.
Fra questi individuò quelle povere ragazze attirate nella città con la promessa di un lavoro e poi costrette a prostituirsi per vivere.
Riservò a se stesso la cura dei carcerati – più che altro ladri ma per necessità – trattati come animali e privati di ogni dignità.
Tutte queste iniziative gli procurarono un’infinità di cattiverie alle quali rispose con un assordante silenzio lasciando che fossero le sue opere a parlare per lui.
Anche nella nostra parrocchia esiste la CARITAS SAN VINCENZO con un buon numero di confratelli, generosissimi ma piuttosto anziani. Un appello quindi ai giovani, uomini e donne, quindi perché entrino a far parte di questa storica associazione.
1.423 – IN CAMMINO – San Pio (3)
La Messa è risultata molto devota, animata dai canti di P. Barberi, con i fedeli attentissimi alle mie parole e anzi pronti a chiedermi di alzare la voce quando non riuscivano a capire!
All’altare e a lato della venerata immagine i fiori (gialli) e il contenitore per i santini-ricordo con la preghiera al Santo da recitarsi in famiglia. Quest’anno ho pensato alla preghiera-ricordo perché in molti me lo avevano chiesto… e anche perché io stesso ne sentivo la necessità.
La predica (un po’ lunghina…) ha sottolineato due Suoi aspetti specifici: la Sua umanità e la sua spiritualità.
Il primo riguardante la famigliarità di padre Pio con i suoi figli spirituali: un giovane padre di famiglia mi ha confidato che se si chiama “Francesco” lo deve a Padre Pio che propose alla mamma – prossima al parto – di dargli il suo nome di Battesimo … appunto Francesco (Forgione) per poterlo tenere sempre … sotto controllo! Un bell’esempio di affetto famigliare.
Per spiegare il secondo aspetto ho invitato i presenti a osservare con molta attenzione il prezioso reliquiario che presenta da un lato una freccia/lancia a ricordo delle Sue stigmate; dall’altro una zampa di leone come monito a non sottovalutare il demonio che “sicut leo circuit querens quem devoret” … come un leone gira intorno per scegliere la preda da divorare…
Confesso d’essere molto devoto a padre Pio e di questo ringrazio tutti voi, cari amici e parrocchiani, che me lo avete fatto conoscere meglio con le vostre testimonianze e con la vostra devozione.
Non vi ringrazierò mai abbastanza!
N.B. Nell’occasione della festa ho inviato mille euro all’ospedale di P. Pio a nome di tutta la parrocchia.