1.344 – IN CAMMINO – Giovanni e Giacomo

Erao fratelli ed entrambi prima discepoli di Giovanni Battista e poi di Gesù. Grandi lavoratori – erano pescatori – mollarono tutto per seguire  Gesù accompagnandolo nei momenti lieti e tristi della sua vita terrena.

Ho iniziato questa nota col ricordo di questi due grandi amici di Gesù per ricordare Giovanni Loiacono e Giacomo Alberini che dovrò funerare domani, Giovanni alle 15.00 e Giacomo alle 16.00.

Entrambi hanno beneficato la nostra chiesa e quindi meritano un ricordo speciale. Sono certo che non avvertirete gelosia nei loro confronti dopo aver letto quanto segue.

Giovanni Loiacono è stato un grande amico e benefattore della chiesa e della San Vincenzo.

Quando ci trovammo in difficoltà nella realizzazione della statua del Patrono dei giovani San Giovanni Paoli II  (causa della mia ignoranza di certe regole contrattuali relative alla esecuzione di statue marmoree) intervenne subito offrendo il marmo necessario alla statua.

Poi intervennero, pure loro generosamente e gratuitamente, gli amici Buratti per il bozzetto e Landi per la scultura ma senza quel suo gesto generoso la statua del Papa non ci sarebbe stata! Per questo motivo nella targa ricordo  posta alla base della statua compare il suo nome insieme a quello degli artisti a perpetua memoria di quel suo gesto munifico che mi sollevò dall’angoscia.

Successivamente scoprii (grazie alla Giovanna di Lando) che Giovanni era anche un generoso benefattore della nostra Caritas-San Vincenzo offrendo in modo anonimo (mensilmente) 100 euro per i poveri del paese.

Anche Giacomo Alberini è stato un grande amico e benefattore.

Pur essendo componente del Consiglio economico della Chiesa mai una volta, dico mai…, si era permesso di visionare e valutare la prima-nota e il libro-mastro delle entrate e delle uscite!

A tal punto si fidava di me da sembrargli offensivo nei miei confronti anche soltanto visionare il bilancio della chiesa. Con questo suo modo di fare aveva condizionato gli altri componenti del gruppo che, pure loro, firmavano o partecipavano agli incontri economico-finanziari vicariali senza nemmeno visionare il bilancio tanto di me si fidavano!

E quando sono incorso in qualche errore – mi è capitato purtroppo in tutti questi anni – invece di rimproverarmi per l’ingenuità mi aveva incoraggiato e aiutato ad andare avanti. Al riguardo non si era limitato a buone parole ma aveva voluto beneficare sia la chiesa che me personalmente in vari modi. E sempre con grande discrezione!

Aveva provato un grande dolore con la morte prematura della figlia adorata Emanuela (sposata Viti) che tanto aveva amato ma non aveva mai perduto la fede! Anzi…

Chiudo questa breve e inconsueta nota affidando entrambi alla misericordia del Signore e all’affetto dei famigliari e dei paesani.

 

 

1.343 – IN CAMMINO – Tentato inganno

Tutti i santi giorni mi arrivano telefonate o messaggi ingannevoli.

L’ultimo stamattina in cui una sedicente povera signora di Forte dei Marmi mi chiede di inviarle una somma tramite bonifico immediato ecc. ecc. In questo caso l’ho liquidata senza troppe giri di parole… visto che mi mi voleva dire l’indirizzo di casa per farle una visita di cortesia.

Ieri invece ho rischiato di cadere nel tranello. Come vi ho già spiegato in altra occasione corrispondo somme mensili rateali tramite CCB intestati a me personalmente (cialde del caffè, depuratore dell’acqua ecc) o alla parrocchia (un quadro votivo raffigurante la Madonna). Si tratta di somme modeste – 100/120 Euro al massimo – che mi impegnano per 12/16 mesi e non oltre.

Ieri, mi è giunta una comunicazione in cui mi si diceva che l’intero importo di un acquisto per la casa, 1.330,oo in tutto, era stato prelevato dal conto della parrocchia.

Detta comunicazione mi ha lasciato basito perché la somma dovuta per il quadro corrispondeva al vero ma non  si faceva cenno al pagamento rateale.

Chiamato il numero telefonico presente in memoria mi sono subito reso conto di avere a che fare con un truffatore che spacciandosi per maresciallo dei carabinieri cercava di carpirmi, con parole melliflue, il numero del CCB.

Appena subodorato l’inganno ho interrotto la comunicazione sordo agli insulti del truffatore che si era sentito scoperto.

La conclusione è che MAI DOBBIAMO FIDARCI DI SCONOSCIUTI CHI CI TELEFONANO O CI INOLTRANO MESSAGGI anche se accattivanti.