1.346 – IN CAMMINO – O tempora, O mores…

Con questa espressione Cicerone si rivolgeva ai senatori romani seduto in assemblea per denunciare il malcostume in atto nella società dell’epoca. Richiamava al contempo il “mos maiorum” cioè la moralità dei predecessori.

Dicono gli storici, ma non è provato, che mentre snodava questo suo discorso c’era qualcuno – soprattutto Lucio Sergio Catilina ma non era solo… – che sghignazzava al suo dire e preparava la famosa congiura di cui si legge nei libri di storia romana.

Questa frase era sempre sulle labbra del mio professore di latino e greco che si lamentava dei tempi e dei costumi del tempo.

Erano gli anni ’67 – ’68 – ’69 caratterizzati da violenze (contestazioni verbali e non solo) nei confronti degli insegnanti e della società civile nel suo complesso. Io stesso rimasi coinvolto, seppure marginalmente, in quelle stupide contestazioni promosse dai maestri del sospetto che poi prepararono il terreno alle così dette “brigate rosse”.

E oggi siamo anche noi sacerdoti a ripeterle ai nostri giovani che si perdono dietro a slogan deteriori per affermare e praticare quella violenza che la fa da padrona.  Al momento sono più di cento (100) i conflitti nei quali il diritto internazionale è ignorato, anzi calpestato.

Ovviamente non ci limitiamo ai lamenti ma cerchiamo di andare oltre proponendo il Vangelo e certi modelli di civiltà per fortuna ancora presenti nella nostra civiltà plasmata dai dettami evangelici: vedi ad esempio l’insegnamento del Papa cl suo richiamo a Gesù “disarmato e disarmante”.

Ora, che Gesù si sia presentato “disarmato” è incontestabile… é morto in croce!

Purtroppo però il suo Messaggio d’amore e perdono non sembra per niente “disarmante” perché la violenza continua a dilagare promossa da chi, come Catilina, si fa beffe degli insegnamenti e dei richiami promuove congiure e violenze che poi sfociano in guerre.

E i nostri giovani che assorbono come spugne questi cattivi insegnamenti ne saranno le prime vittime!

 

 

1.345 – IN CAMMINO – Giro d’Italia

Sapevo che il Giro avrebbe fatto tappa al Forte ma ignoravo si trattasse di una cronotappa. Quindi quando stamattina, intorno alle 11.30, sono stato bloccato dalla Polizia che segnalava l’imminente passaggio dei ciclisti sono sceso perfino dalla macchina per fare qualche foto alla maglia rosa.

Al passaggio dei primi però sono rimasto perplesso: avanzavano tranquilli parlottando fra loro quasi si trattasse di una corsa amatoriale. Alcuni addirittura avevano una bella pancetta e nemmeno pedalavano. Sembrava che andassero  a fare la scampagnata del 25 Aprile.

Quando poi ho visto fra i corridori alcuni parrocchiani, sportivi sì ma non ciclisti professionisti, ho cominciato ad avere qualche dubbio e sono rientrato in auto consapevole d’aver preso un “granchio” colossale.

Infatti erano ciclisti E-BIKE cioè montavano biciclette a pedalata assistita con tanto di batteria montata sulla canna. Ecco perché chiacchieravano allegramente fra loro per niente preoccupati di arrivare primi o ultimi…

Quasi quasi, mi sono detto, il prossimo anno mi iscrivo anch’io al Giro d’Italia. Mi prendo una bici elettrica e faccio una bella girata per l’Italia!

Chissà che non lo faccia sul serio!

1.344 – IN CAMMINO – Giovanni e Giacomo

Erao fratelli ed entrambi prima discepoli di Giovanni Battista e poi di Gesù. Grandi lavoratori – erano pescatori – mollarono tutto per seguire  Gesù accompagnandolo nei momenti lieti e tristi della sua vita terrena.

Ho iniziato questa nota col ricordo di questi due grandi amici di Gesù per ricordare Giovanni Loiacono e Giacomo Alberini che dovrò funerare domani, Giovanni alle 15.00 e Giacomo alle 16.00.

Entrambi hanno beneficato la nostra chiesa e quindi meritano un ricordo speciale. Sono certo che non avvertirete gelosia nei loro confronti dopo aver letto quanto segue.

Giovanni Loiacono è stato un grande amico e benefattore della chiesa e della San Vincenzo.

Quando ci trovammo in difficoltà nella realizzazione della statua del Patrono dei giovani San Giovanni Paoli II  (causa della mia ignoranza di certe regole contrattuali relative alla esecuzione di statue marmoree) intervenne subito offrendo il marmo necessario alla statua.

Poi intervennero, pure loro generosamente e gratuitamente, gli amici Buratti per il bozzetto e Landi per la scultura ma senza quel suo gesto generoso la statua del Papa non ci sarebbe stata! Per questo motivo nella targa ricordo  posta alla base della statua compare il suo nome insieme a quello degli artisti a perpetua memoria di quel suo gesto munifico che mi sollevò dall’angoscia.

Successivamente scoprii (grazie alla Giovanna di Lando) che Giovanni era anche un generoso benefattore della nostra Caritas-San Vincenzo offrendo in modo anonimo (mensilmente) 100 euro per i poveri del paese.

Anche Giacomo Alberini è stato un grande amico e benefattore.

Pur essendo componente del Consiglio economico della Chiesa mai una volta, dico mai…, si era permesso di visionare e valutare la prima-nota e il libro-mastro delle entrate e delle uscite!

A tal punto si fidava di me da sembrargli offensivo nei miei confronti anche soltanto visionare il bilancio della chiesa. Con questo suo modo di fare aveva condizionato gli altri componenti del gruppo che, pure loro, firmavano o partecipavano agli incontri economico-finanziari vicariali senza nemmeno visionare il bilancio tanto di me si fidavano!

E quando sono incorso in qualche errore – mi è capitato purtroppo in tutti questi anni – invece di rimproverarmi per l’ingenuità mi aveva incoraggiato e aiutato ad andare avanti. Al riguardo non si era limitato a buone parole ma aveva voluto beneficare sia la chiesa che me personalmente in vari modi. E sempre con grande discrezione!

Aveva provato un grande dolore con la morte prematura della figlia adorata Emanuela (sposata Viti) che tanto aveva amato ma non aveva mai perduto la fede! Anzi…

Chiudo questa breve e inconsueta nota affidando entrambi alla misericordia del Signore e all’affetto dei famigliari e dei paesani.